Il Manuale della felicità

Se qualcuno mi chiedesse di descrivere la sensazione provata durante la mia prima lettura del Manuale di Epitteto, risponderei che è stata quella di un richiamo a tante novelle comprensioni che ti vengono offerte dallo studio di una altra disciplina, quella della Cibernetica di primo e secondo ordine e dei concetti fondamentali della Teoria generale dei sistemi.

Queste teorie considerano il mondo non come un complesso caotico di elementi, contraddistinto dalla legge della causalità e linearità, ma come organismo dotato di principi e leggi che interessano la totalità delle sue componenti costitutive,  le sue regole strutturali e funzionali di comportamenti di tipo omeostaticoauto-regolativo e di equifinalità, indipendentemente dalla sua composizione. 

Questi sono argomenti che potremo sviluppare più in avanti ed ai quali non nuoce riconoscere una lontana dinastia nel mondo Greco che ci ha donato Epittèto (in greco antico: Ἐπίκτητος, Epíktetos, “colui che è stato acquistato”, in latino: Epictetus).

È certo che Epittèto fosse nato nella città di Ierapoli allora in Frigia e oggi, con il nome di Pamukkale, in Turchia, anche se dell’antica città sussistono tuttora abbondanti ed interessanti rovine.

Epitteto è stato un filosofo greco antico, esponente dello stoicismo di epoca romana, che visse tra la metà del I e l’inizio del II secolo d.C., essendo contemporaneo di Plutarco e di Tacito.

È anche documentato che Epitteto fosse di madre schiava (un’iscrizione lo vuole figlio di genitori entrambi schiavi) e che, nato schiavo lui stesso, tale sia rimasto per molti anni. Fu poi comperato da Epafrodito, ex schiavo liberato dall’imperatore Claudio e divenuto il potente e ricchissimo segretario di Nerone.

Nel 69 d.C., all’età di circa venti anni, Epitteto vide bruciare il Campidoglio a Roma.

Le notizie certe che si hanno sulla sua vita sono molto poche. Il nome Epitteto, che in greco antico (Ἐπίκτητος) può interpretarsi anche come “schiavo” (letteralmente il significato è “acquistato” o “acquisito”), era probabilmente un soprannome, anche se era un nome che aveva comunque una certa diffusione nel mondo greco.

Di lui esistono pochissimi ritratti scultorei, e tutti di attribuzione incerta, spesso confusi con quelli di Epicuro (l’abbreviazione Epi. ha contribuito a ciò). La biografia del filosofo scritta da Flavio Arriano di Nicomedia è andata perduta.

Quasi tutti gli studiosi sono comunque concordi nel fissarne la nascita intorno al 50-55 d.C. e la morte intorno al 120-130 d.C. Egli visse dunque sotto l’impero di Nerone, dei Flavi, di Traiano e di Adriano. Furono suoi contemporanei anche Stazio, Tacito, Svetonio, Plinio il giovane e Plutarco.

Pare che Epitteto fosse di salute cagionevole e tutti concordano nel descriverlo come zoppo. Sulle cause di questo suo difetto fisico le opinioni sono però contrastanti.

Essendo egli schiavo, alcuni, come Celso, accettano la versione che fa risalire questa sua menomazione ai maltrattamenti subiti da parte di un padrone, forse dallo stesso Epafrodito.

Altri propendono, data la sua condizione di schiavo istruito, e quindi, come molti schiavi greci, avviato probabilmente a diventare un precettore privato di alto livello, a credere che il problema della gamba zoppa fosse il risultato di una malattia reumatica o delle percosse di un maestro di scuola, o in alternativa, di un semplice incidente.

Quando Domiziano, nel 90 circa d.C., cercò di fare piazza pulita delle teste pensanti della capitale, Epitteto si trasferì in Grecia, a Nicopoli. Qui aprì una scuola ed insegnò per molto tempo e con grande successo.

Non ebbe figli, ma in età avanzata prese una moglie per allevare un bambino che aveva adottato. Epitteto non si preoccupò mai di scrivere e pubblicare alcunché e fu un suo discepolo, di nome Arriano, a prendere appunti alle lezioni e a farne delle dispense, quelle, in parte, sono giunte fino a noi.

Il Manuale di Epitteto, conosciuto anche come l’Enchiridion (“oggetto che si tiene in mano”) fu redatto in realtà dall’allievo Arriano di Nicomedia, ebbe, a partire dal Cinquecento, una rinnovata fortuna fino ai giorni nostri e prova ne siano le diverse edizioni in commercio. Una leggera difficoltà nel comprendere il manuale proviene dal  “linguaggio di oggetti”  che ci è stato donato dai Greci e che siamo obbligati ad usare quando interagiamo con noi stessi ed altri. Il Manuale è conosciuto anche come il Manuale della felicità perchè se seguito costantemente ti permette di vivere una vita lunga e tranquilla. Una delle più note traduzioni è quella di Giacomo Leopardi durante il suo soggiorno bolognese il quale già poteva disporre di una manciata di traduzioni precedenti alla sua.  Il Manuale che presentiamo è quello curato da  Claudio Buffa.

www.tommasofranci.it

 Apri pure il Manuale e portalo sempre con te.  Segui quello che dice e vivrai una vita tranquilla e felice.