Il segno

Credo non esser il solo ad aver notato che il cambiamento di cui siamo testimoni non è isolato, singolare o di leggera magnitudine ma che esso ci presenta la necessità di una fondamentale revisione del nostro essere come organismi presenti sul pianeta e cittadini di un mondo che cocreiamo interagendo gli uni con altri.

Le nostre azioni però sono differenti da quelle di altri del mondo animale in quanto esse si accompagnano ad una attività costruita in parole. Pensare è agire! Pensare è azione!

Stiamo abbandonando un mondo dove l’essere era più importante delle sue azioni, dove ragione umana e pensiero razionale, fonte di ogni conoscenza, dominavano con tutta la loro sostanza, dove la cultura occidentale e la sua logica derivante dalla invenzione dell’alfabeto e della stampa di Gutenberg, non potevano esser messi in discussione e dove scuola, famiglia e saggezza sembravano immuni a grandi trasformazioni.

La vita ci appare sempre più come una grande story telling, un connubio di emozioni e razionalità, una grande conversazione e sempre di più, come da Shakespeare,  “una favola detta da un idiota,  piena di furia e di rumori senza significato”.

Forse è arrivato il momento di riconoscere che noi esseri umani siamo organismi che vivono nel linguaggio o, come direbbero meglio i cinesi che adoperano più verbi che sostantivi, siamo umani perchè “lingueggiamo.”  Il linguaggio ci differenzia da tutte le altre specie viventi e con il suo tramite appaiono l’essere, la vita, l’identità, lo spazio ed il movimento. Per emergere, il linguaggio  necessita di attività coordinate e basate sul consenso e, in questo contesto,  i segni (parole, gesti ed altre attività umane) sono   “elementi indicatori” di un meta-coordinamento di attività consensualmente coordinate.

                               Il segno

Pensate a questo semplice esempio di vita ordinaria. Un tizio chiede ad altri presenti sulla scena: ” Posso avere dell’acqua, per favore” ! Nell’ordinario quello che succede è che il tizio si vede arrivare vuoi un bicchiere o una ciotola di qualche tipo o altro simile con acqua, tutte azioni coordinate e  protese alla soddisfazione della richiesta di bere; tutto questo anche se il produttore di “segni” (parole) non abbia specificato che uso farà dell’acqua.

Nessuno si presenterebbe ad offrire acqua con un pompa di giardinaggio o con un recipiente da diversi litri per innaffiare i fiori. I segni (suoni, parole, scritti) portano in essi sempre un pre-coordinamento di azioni.

Anche se l’attribuzione non è sicura al cento per cento, si racconta che il grande Albert Einstein avesse formulato una sua predizione: “La fine dell’uomo avverà quattro anni dopo la scomparsa delle api”.

Succederà forse anche a noi quello che sta succedendo alle sorelle api, anche esse una fra le poche specie viventi nelle quali una primitiva forma di “segni” appare come una danza così altamente coordinata?

Molti si sono scervellati per capire il collegamento fra i due fatti, specie da quando nel 2006 alcuni apicoltori hanno cominciato a denunciare lo strano fenomeno che provoca lo svuotamento ingiustificato delle arnie, nell’intero globo, dall’America alla Nuova Zelanda.

Poichè le api sono responsabili dell’impollinazione di almeno 95 specie di frutta e verdura e da esse si traggono anche prodotti farmaceutici, prodotti cosmetici, prodotti per l’igiene e la pulizia, taluno ha ipotizzato che potrebbero essere queste mancanze a determinare la fine dell’umanità.

Aristotele fu uno dei primi a documentare ed a farsi qualche domanda sul comportamento coordinato ed affascinante delle api. Come fanno, ad esempio, le api di una colonia a coordinare la loro attività operaie in quello che sembra essere invece una brulicante massa di vita?

Come funziona quello che sembra essere un comportamento intelligente? Come funzione il fatto che un’ape che produce miele e che riesce a scoprire una nuova fonte di cibo, come un fiore appena sbocciato o un alimentatore artificiale posto da uno scienziato ricercatore, riesca a comunicarlo ad altre api?

Negli esperimenti, infatti, è facile notare che, dopo la prima visita di scoperta di una nuova sorgente di cibo, cominica ad accadere una cosa interessante  nei minuti successivi e cioè il fatto che molte altre api arrivano nella stessa località non viaggiando in gruppo ma singolarmente: ogni ape sembra trovare individualmente la stessa fonte di cibo.

Come possono queste api, che non sapevano nulla di questo sito di cibo trovato dall’ape esploratice, sapere esattamente dove esso si trova? Forse perchè esse usano una loro froma di comunicazione?

Per rispondere a questa domanda il biologo austriaco premio Nobel Karl von Frisch ha ideato una serie di esperimenti negli anni ’40 che in seguito i ricercatori della Georgia Tech University hanno riprodotto usando un moderno alveare di osservazione.

Due sorgenti di cibo sono collocate in direzioni diverse e lontano dall’alveare e le api che visitano l’una o l’atra località vengono marcate con un piccolo punto di vernice di un colore diverso e indicativo per ogni stazione. Quindi quando un’ape torna all’alveare si può facilmente determinare quale sito di alimentazione essa abbia visitato.

Gli scienziati osservano che le api che ritornano con cibo sono tendenzialmente eccitate e vibrano facendo una figura di otto prima di condividere il polline e il nettare raccolti con i loro compagni di alveare.

Si nota inoltre che le api che ritornano dalla stessa fonte di alimentazione producono una danza diversa dalle api che arrivano dall’altra posizione ma che entrambe  eseguono una classica figura di otto ma che l’orientamento delle figure che risultano dalla danza è diverso tra i due gruppi. Infatti, le api che ritornano da un località di cibo eseguono una versione di danza con una certa rotazione diversa da quella della danza fatta dalle altre api  e che, incredibilmente, l’angolo di rotazione corrisponde esattamente all’angolo tra le stazioni di alimentazione.

Il video che segue offre una chiara descrizione del linguaggio delle api (premere “cc”, poi *, sottotitoli, traduzione automatica e scegliere “italiano”)

Si comincia a pensare, pertanto, che questo deve essere “ un segno”, un indizio del mistero di come le api siano in grado di condividere informazioni sulla posizione del cibo.

Attraverso ulteriori dettagli di sperimentazione, poi, sulla “grammatica” del linguaggio di danza comincia ad emergere che la danza delle api sfrutta due strumenti fondamentali ed a loro disposizione:

1) la loro capacità di vedere la luce ultravioletta e polarizzata che permette loro di determinare la posizione del Sole in ogni momento (la luce ultravioletta è in grado di penetrare nubi spesse o nebbia e, anche quando la luce del Sole passa attraverso l’atmosfera è polarizzata in una direzione verso il Sole se osservata da dispositivi terrestri come occhiali da sole con pellicola polarizzata o occhi di ape in grado di rilevare questo orientamento) e

2) la capacità di determinare la posizione del Sole anche guardando nella direzione opposta dona alla api una specie di bussola solare che permette loro di conoscere la precisa posizione del sole nel cielo e pertano l’intero ambiente delle api sembra puntare sempre verso il sole.

3) oltre a questa bussola solare le api possiedono un orologio interno finemente sintonizzato, un orologio abbastanza preciso da permettere alle api di stimare costantemente la nuova posizione del Sole mentre viaggia attraverso il cielo.

In questo modo un’ape può conoscere l’orientamento attuale del Sole anche dopo aver trascorso molte ore nell’interno oscuro dell’alveare e possono anche prendere in considerazione i cambiamenti delle stagioni o latitudini all’interno di un alveare oscuro. Esso è orientato verticalmente ed il naturale punto di riferimento condiviso è la gravità che stabilisce sia una direzione verso l’alto che verso il basso.

Con questo punto di riferimento comune che è il Sole associato a costanti globali le api emergono come partecipatrici di un vero e proprio semplice linguaggio all’interno dell’alveare dove la direzione in alto e’ sostituto dalla gravità per la posizione del Sole quindi l’angolo che le danze delle api rispetto a questa Direzione è lo stesso angolo che l’ape dovrebbe volare via dal Sole per trovare il sito del cibo così se l’ape danza direttamente verso l’alto le altre api sanno che possono trovare la direzione volando direttamente verso il Sole.

Se un’ape danza a 90 gradi a sinistra quindi le api che lasciano l’alveare dovrebbero volare di 90 gradi a sinistra del sole o essere incline a danzare in direzione terra, e faranno sapere alle altre di volare direttamente lontano dal Sole. Con il passare del giorno l’ape userà anche il suo orologio interno per seguire il movimento del Sole nel cielo e questo permette alle compagne di lavoro di sapere sempre la direzione corretta per trovare cibo.

La parte centrale delle vibrazioni di danza delle api contiene anche informazioni sulla distanza dalla fonte di cibo. Se il tempo speso in questa parte della danza e lungo significa che il cibo è lontano e diminuisce quando il cibo è più vicino. In generale un’ape aumenta la durata vibratoria di questa sezione di un secondo per ogni chilometro di distanza al cibo. Però quando il cibo si trova a diversi metri dall’alveare la sezione centrale della danza si restringe causando una danza circolare.