Il delirio continua…”Più” non è “meglio!”

Crescita, PIL, lo sviluppo, “make America o any other country great again!”. Il delirio continua anche se già si conosceva tutto sin dai primi anni settanta. La chiamata è stata già fatta: ” Più non è meglio!” Abbiamo avuto tutto il tempo necessario a disposizione! Il futuro forse non è più un delizioso mistero?

Nel Agosto 1970 il Club di Roma, un gruppo di cittadini di tutti i paesi, individualmente preoccupati della crescente minaccia implicita nei molti e interdipendenti problemi che si prospettavano per il genere umano, invitò il System Dynamics Group del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ad intraprendere uno studio sulle tendenze ed interazioni di un certo numero di fattori dai quali dipende la sorte della società nel suo insieme.

Allo studio del MIT, finanziato dalla Fondazione Volkswagen, venne dato come scopo di definire chiaramente i limiti fisici e le costrizioni relativi alla moltiplicazione del genere umano e alla sua attività materiale sul nostro pianeta. Il compito principale della ricerca del MIT era lo studio, nel contesto mondiale, della interdipendenza e delle interazioni di cinque fattori critici: l’aumento della popolazione, la produzione di alimenti, industrializzazione, esaurimento delle risorse naturali ed inquinamento. Questo richiedeva la scelta di una serie di ipotesi sulle relazioni tra i singoli elementi sulla base dei dati relativi al mondo reale noti in quel momento.

“Nel presentare questo rapporto generale, che compendia le ricerche svolte e ne riassume i risultati, le conclusioni preliminari e le osservazioni che ha suggerito a coloro che hanno compiuto questa eccezionale fatica, desideriamo esprimere pubblicamente la nostra stima profonda a Meadows e ai suoi colleghi per it contributo data alla comprensione delle nuove e difficili situazioni che tutti collettivamente dobbiamo fronteggiare in questo mondo che cambia.” ALEXANDER KING, SABURO OKITA, AURELIO PECCEI, EDUARD PESTEL, HUGO THIEMANN, CARROLL WILSON   Club di Roma gennaio 1972

Questo il titolo del rapporto: I limiti dello sviluppo: un rapporto per progetto del Club di Roma sui dilemmi dell’umanità.

Le conclusioni fatte dal rapporto di questo gruppo di scienziati dell’MIT indicavano chiaramente che l’umanità non poteva continuare a proliferare a ritmo accelerato, considerando lo sviluppo materiale come scopo principale, senza scontrarsi con i limiti naturali del processo, di fronte ai quali essa può scegliere di imboccare nuove strade che le consentano di padroneggiare il futuro, o di accettare le conseguenze inevitabilmente più crudeli di uno sviluppo incontrollato.

Queste le considerazioni che hanno portato il Club di Roma a commissionare questo progetto:

“La condizione umana

Per millenni l’uomo ha lottato per sopravvivere e durante questo periodo la tecnologia, sebbene ai primordi, e stata per lui la motivazione principale. Il fuoco, la ruota, l’aratro, i rudimentali utensili di metallo, queste e altre tecniche hanno portato a un’agricoltura stabile, agli insediamenti urbani e alla nascita di tutta una serie di attività artigianali. La rivoluzione industriale costituì un punto critico di questo sviluppo e porta all’esplosione di quelle attività, rischi e ricchezze che segnano l’inizio del mondo che noi conosciamo ora nei cosiddetti paesi sviluppati.

La scienza ha accelerato molto il processo scoprendo la natura della materia e le leggi fisiche che hanno aperto la via a un’intera gamma di industrie a carattere scientifico (meccaniche, chimiche ed elettriche) i cui prodotti sono oggi d’uso comune e formano la base dell’attuale società dei consumi e dei rifiuti che prevale in una parte della Terra. Allo stesso tempo la maggior parte dell’umanità, che vive nelle altre regioni, sebbene presa nel giro di questi cambiamenti, ne beneficia solo marginalmente.

Nel frattempo si è verificato un progresso spettacolare nella ricerca scientifica; le enormi spese sostenute in questo senso in tutti i paesi industrializzati forniscono un ricco e fiorente deposito di sapere donde sta certamente sorgendo un ancor più ampio sviluppo tecnologico con conseguenze, per il futuro della società, importanti ma indistintamente percepite. Dobbiamo riconoscere l’enorme successo della scienza e della tecnologia nel provocare un’ondata di prosperità e sviluppo economico, a un livello senza precedenti sul nostro pianeta, che ha aumentato e arricchito i nostri rifornimenti alimentari, allungato le nostre vite e portato salute e agi a milioni di persone. Alle passate generazioni questa sarebbe apparsa come l’età dell’oro.

Ma la scienza e la tecnologia, con tutti i loro meriti, sono state anche le principali cause della complessità della situazione moderna, dello straordinario aumento della popolazione di cui stiamo soffrendo, dell’inquinamento e degli altri spiacevoli effetti dell’industrializzazione. Non desideriamo certo tornare alla situazione di qualche secolo addietro, quando l’incremento della popolazione era controllato dalla fame e dalle malattie, ma non abbiamo ancora imparato a controllare il presente. E, mancando una chiara visione di come vogliamo il futuro, non sappiamo verso quale precisa direzione guidare l’enorme forza rappresentata dalla ricerca scientifica e tecnologica, una forza potenzialmente capace di dare sia progresso sia distruzione.

Proprio a questo punto, vicini alla felice conclusione della vecchia lotta dell’uomo contro la povertà, le malattie e la schiavitù del lavoro, serpeggiano la disillusione e il dubbio. Cominciamo a percepire che nella nostra società tecnologica ogni passo avanti rende l’uomo insieme più impotente e più forte, che ogni nuovo potere acquisito sulla natura sembra essere un potere sull’uomo stesso. La scienza e la tecnologia ci hanno portato sia l’incubo dell’incenerimento termonucleare, sia la ricchezza e la prosperità; l’aumento della popolazione e lo sviluppo delle città hanno portato nuovi e degradanti tipi di povertà e l’imprigionamento in uno squallido urbanesimo, spesso culturalmente sterile, rumoroso e degradante; l’elettricità e la forza motrice hanno diminuito la fatica del lavoro manuale, ma lo hanno spogliato della soddisfazione che dava; l’automobile da liberta di movimenti, ma è diventata un feticcio e avvelena le città.

Le conseguenze indesiderabili della tecnologia sono tutte troppo ovvie e costituiscono una minaccia che può divenire irreversibile per il nostro ambiente naturale; gli individui sono sempre più alienati dalla società e rifiutano l’autorità; le droghe, i crimini e la delinquenza sono in costante aumento, la fede diminuisce, non solo in quel senso religioso che ha sostenuto l’uomo per secoli, ma anche nella classe politica e nell’efficacia delle riforme sociali. Tutte queste difficolta sembrano aumentare di giorno in giorno.

Di conseguenza, sebbene si ponga ancora l’accento sui vantaggi dell’aumento di produzione e di consumo, nei paesi più prosperi sta nascendo la sensazione che la vita stia perdendo nella qualità, e vengono messe in discussione le basi di tutto it sistema. E ancora più preoccupante, allo stesso tempo, la situazione nei paesi meno sviluppati. Qui sono ancora più acuti i contrasti fra le speranze suscitate dalla tecnologia moderna e la piccola parte di quel progresso, altrove cosi prorompente, che queste popolazioni riescono a intravedere. Cosi, nella scia del progresso scientifico e tecnologico, sono nati intollerabili divari, psicologici, politici ed economici che contrappongono “l’avere” ed il “non avere'” esistenti nel mondo. Un ulteriore aggravarsi di questo stato di cose renderebbe inevitabile un’esplosione politica.

In questo periodo di rapidi cambiamenti, siamo arrivati ad accorgerci che l’uomo è una creatura che capisce le sue origini, anche se indistintamente, e che ha qualche potere sul suo futuro, ma che manca di ogni concreto senso d’orientamento; la tecnologia ne ha aumentato ed esteso enormemente il potere materiale, ma sembra averne poco o nulla influenzato il modo di ragionare ed il discernimento. L’evoluzione biologica, che impiega millenni per dar vita a nuove specie attraverso le mutazioni, non può piu essere applicata alla situazione attuale dell’uomo, giunto a un punto in cui deve costruirsi una nuova via per l’evoluzione culturale.

La problematica del mondo: sintomi e diagnosi

In queste condizioni, l’uomo è ovunque messo di fronte a problemi stranamente difficili da impostare ed elusivi: ii deterioramento dell’ambiente, la crisi delle istituzioni, la burocratizzazione, l’espansione incontrollata delle citta, l’insicurezza del lavoro, l’alienazione della gioventù, il rifiuto del sistema di valori sociali da parte di un sempre maggior numero di persone, l’inflazione e ogni altro squilibrio monetario ed economico, per citarne solo alcuni. Questi problemi, apparentemente diversi, hanno tre caratteristiche in comune: hanno dimensioni o effetti su scala mondiale e si manifestano in tutti i paesi a certi livelli di sviluppo, indipendentemente dai sistemi politici e sociali vigenti; sono complessi e variano in funzione di molteplici elementi tecnici, sociali, economici e politici; interagiscono intensamente tra loro secondo modalità non ancora chiarite.

E questo intricato miscuglio di problemi che noi esprimiamo col termine “la problematica”. L’intreccio delle relazioni è ad un livello tanto fondamentale e tanto critiche esse sono diventate, che non è più possibile isolarle una per una dal groviglio della problematica e trattarle separatamente. Tentare di farlo vuol solo dire aumentare le difficoltà in altre e spesso inaspettate parti dell’insieme. Per la stessa ragione, nessun paese, neppure il più grande, può sperare di risolvere i suoi propri problemi se non si risolvono prima quelli che minacciano il sistema nel suo insieme.

Ogni abituale metodo di analisi, ogni impostazione, qualsiasi politica e struttura di governo, risulta insufficiente per affrontare situazioni tanto complesse. Non sappiamo neppure quali saranno le conseguenze future o indirette delle “soluzioni” da noi attualmente adottate. È dunque questo il “dilemma dell’umanità, noi possiamo percepire i sintomi individuali del profondo malessere della società, anche se non siamo in grado di capire il significato delle relazioni fra la miriade dei suoi componenti o di diagnosticare le cause di fondo, anche se non siamo capaci di escogitare provvedimenti adatti.

Proprio queste considerazioni e la necessità di provvedimenti insoliti portarono il Club di Roma a iniziare il suo progetto. Il nostro interesse per il futuro dell’umanità, che tanto conosce, che tanto ha fatto, ma con cos poca saggezza e senso di orientamento. Pensiamo che sia giunto it tempo in cui non si può più evitare di affrontare una situazione risultante ormai dal limite massimo degli effetti rapidamente addensatisi in un unico periodo di straordinario ma disordinato sviluppo: demografico, tecnologico, scientifico ed economico.

Siamo convinti che la nostra attuale organizzazione sociale e politica, la nostra visione a breve termine, il modo frammentario di affrontare le cose e, soprattutto, il nostro attuale sistema di valori, siano inadatti alla problematica moderna, sempre più complessa e globale, o perfino a concepirne la vera natura. Profondi cambiamenti devono essere attuati per dare un nuovo indirizzo alla situazione mondiale prima che sia troppo tardi, ma essi non possono partire nella giusta direzione, se non capiamo come le nuove realtà da affrontare differiscano da quelle che l’uomo ha affrontato nei secoli e millenni passati e che diedero forma alla sua evoluzione biologica, psicologica e sociale, come esse siano state trasformate dall’intervento stesso dell’uomo e, soprattutto, come queste nuove realtà ibride, in parte naturali e in parte artificiali, che condizionano la vita sul nostro pianeta, operino realmente.”

 

“Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?” Luca 14:28-33